giovedì 15 ottobre 2009

With their own two hands

In this picha: children in B.L. Tezza School
Special thanks for this picha: the travel nurse :)

I can change the world

With my own two hands
Make a better place
With my own two hands
Make a kinder place
With my own two hands
With my own
With my own two hands
I can make peace on earth
With my own two hands
I can clean up the earth
With my own two hands
I can reach out to you
With my own two hands
With my own
With my own two hands

[Ben Harper, With my own two hands]

martedì 13 ottobre 2009

About Steven. And me.

Steven è uno dei ragazzi più grandi del Dala Kiye. I suoi documenti dicono che è nato nel 1991, e quindi ha 18 anni, ma il dubbio che l'anagrafe abbia commesso un errore mi torna ogni volta che lo vedo, perchè non dimostra più di 12 anni. La sua storia un pò assomiglia a quella degli altri ospiti del centro, un pò è speciale.
Orfano di AIDS, è lui stesso sieropositivo. Quando è arrivato al St. Camillus aveva la TBC ed era malnutrito, ma in particolare aveva gravi infezioni alla pelle e una serie di bruttissime lesioni cutanee che lo mettevano molto a disagio e lo rendevano oggetto di scherzi e discrimazione da parte dei suoi coetanei. Le sue precarie condizioni di salute l'avevano inoltre costretto a lasciare la scuola, e questo l'aveva portato a isolarsi ancora di più.
Ho letto in un libro di Erri De Luca che "una quantità di coraggi spuntano da vergogna e sono più tenaci di quelli saliti dalle collere che sono scatti rapidi a sbollire. Invece le vergogne sono di grano duro e non scuociono."
Forse è per questo che Steven ha dimostrato una forza di ricominciare incredibile. Di sicuro, molto hanno fatto le cure personalizzate, la dieta equilibrata e l'attenzione e l'affetto delle foster mother e degli operatori del Dala Kiye. Ma la forza per cambiare ce l'hai tu e nessun altro. E Steven ne ha da vendere.
Le sue condizioni migliorano, la pelle si fa più liscia, spunta il sorriso da bambino che lo contraddistingue, ritorna a scuola, stringe le prime amicizie.
Ma quanto il destino si accanisce, picchia duro, si sa. E Steven un paio di anni fa prende la meningite, che gli rompe la manopola del volume rasente lo zero.
Steven è sordo. In realtà, il medico dice che se gli stai vicino e urli fortissimo qualcosina ina ina da un orecchio sente. Te capirè.
Un nuovo inizio, una nuova sfida. Steven l'anno scorso è stato trasferito a Rongo, in una scuola dove può imparare il linguaggio dei segni. Elizabeth, social worker storica del Dala Kiye, ha imparato alcune semplici frasi per comunicare con lui con le dita. E anche gli altri bambini, dopo lo stupore iniziale, hanno fatto lo stesso. Certo i primi tempi a Rongo sono stati davvero tosti. E quando torna a Karungu, Steven non se ne vuole più andare. Ma un pò alla volta è tornato a sorridere. E a ridere. E ha una risata bellissima.

In this picha: Steven :)

La sua storia è speciale di per sè, ed è speciale per me. Il mio udito non è compromesso come quello di Steven ma è bizzarro, si sintonizza solo su alcune frequenze e delle altre se ne frega. Ho un udito non convenzionale, che ad averlo normale era troppo facile. E come dice chi mi conosce bene, a me le cose facili non piacciono.
Beh, a volte non è facile per niente. Ma ha anche i suoi vantaggi. D
a quando sono diventata un'angibionica [proprio cosi, in un'unica parola] ogni giorno è una sfida e una scoperta. E anche se continuo a sentirmi un pò stupida a volte, quando tutti capiscono meno la sottoscritta, so che sono una privilegiata. Perchè riesco ad emozionarmi al "grillare" dei grilli, perchè sorrido allo squillare del telefono, perchè come un bambino di 3 anni mi scopro a chiedere: cos'è questo suono? e a meravigliarmi della risposta. Perchè ho scoperto che le canzoni di Ben Harper sono più belle di quanto credessi. Perchè la voce dei miei nipotini, bianchi e neri, mi fa impazzire. Perchè posso sentire la risata di Steven. Che di affetto ne ha ricevuto pochissimo in passato, ma adesso sta facendo il pieno. Io dall'amore sono stata sommersa, a cominciare dalla mia famiglia. A volte di amore ne ho ricevuto così tanto che, come dice Lorenzo in una canzone: "e son scappata via perchè da troppo amore, non so respirare." Ma questa è un'altra storia.
Sono fortunata perchè ho dei genitori che mi hanno sostenuta sempre, anche quando non capivano fino in fondo le mie scelte. Perchè ho due fratelli più grandi che, a volte senza saperlo, mi hanno insegnato tanto e le loro famiglie sono un modello. Perchè ho degli amici che sono "l'altra parte di me". Perchè vivo in un posto che mi piace tantissimo, e che mi sta dando molto più di quanto riesca ad offrire. Perchè mi hai insegnato, tra la miriade di cose che mi hai insegnato, a non avere paura di essere se stessi, che si può andare lontano e lontano, ma da se stessi non si scappa.
Perchè non bisogna mai fermarsi.

In this picha: angibionica :)

venerdì 9 ottobre 2009

Chi viene e chi va

Nuove partenze e nuovi arrivi alla missione St. Camillus.
Dopo aver salutato Monica "mzungu foster mother" Adhiambo e Massimo, con cui purtroppo ci siamo solo incrociati per una manciata di giorni, hanno trascorso un paio di settimane con noi Cristina e Giulia [vi aspetto a Karungu, you are welcome!] E domani arrivano i doctor Giovanni e Maddalena, che si fermeranno per una ventina di giorni.
Si fermerà ben più a lungo brother Stephen, camilliano e clinical officer. E per un semestre saranno con noi tre nuovi volontari americani: doctor Jaime, Amanda e Kayla. Karibuni!!
Anche al Dala Kiye è tempo di arrivi. Un mese fa sono stati accolti due nuovi, adorabili, ospiti, raggiungendo quota 60 bambini orfani in AIDS che vivono al centro. Le casette sono ora al completo, e questa famiglia così speciale si arricchisce di due nuove meraviglie. E' con grande piacere che vi presento:




















Alphons :)



















Fidel :)

mercoledì 7 ottobre 2009

Mtoto ni baraka

3

Ogni 3 secondi muore un bambino nel mondo

6

Il numero dei Paesi dell'Unione Africana che nel 2006 ha destinato il 15% del proprio bilancio alla salute, nonostante tutti e 53 i Paesi membri nel 2001 si siano impegnati a farlo

28%

La percentuale di morti infantili legate alla carenza di servizi igienici e acqua potabile

57

I Paesi che secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità hanno scarsità di personale sanitario, 36 dei quali sono in Africa

8,8 milioni

I bambini morti prima di compiere 5 anni nel solo 2008, di cui quasi 2 milioni lo stesso giorno della nascita

"Ogni bambino - a prescindere da dove o da chi sia nato - ha pari diritto e merita pari dignità di vivere. E ciascuno di noi ha la responsabilità di agire."

Tratto da: "La nuova sfida, dire basta alla mortalità infantile"
Rapporto di Save the children, ottobre 2009

In this picha:
alcune mamme alla mobile clinic di Otati Dispensary, dove personale del St. Camillus e un infermiere governativo forniscono assistenza alle donne in gravidanza e vaccinano i bambini sotto i 5 anni

Mtoto ni baraka
Ogni bambino è una benedizione

lunedì 5 ottobre 2009

Mfangano Island

La pioggia minacciava di rovinare la nostra "gita fuori porta" ancora prima di partire, ma pochi chilometri dopo aver salutato il St. Camillus, è tornato il sereno. Passando per Rodi Kopani, in due ore si raggiunge Sindo, cittadina sulle sponde del lago Vittoria, come Karungu, ma decisamente più organizzata. Un saluto ad Alila, che non vedevamo da qualche mese, ed ecco arrivare brother Hans, il fratello marista che ci accompagnerà a Mfangano Island.
A 80 km da Sindo, nel golfo di Winam, Mfangano ospita 50.000 persone, per lo più pescatori e contadini. Le strade non sono asfaltate ma sono in buono stato, nonostante non circolino macchine [o forse proprio per questo]. Ci si muove a piedi, in bici o in moto [boda boda go everywhere!] E, naturalmente, ci si muove con la barca.
La nostra si chiamava Maria, e merita di essere descritta. Bianca, nera e rossa fuori, azzurra e blu dentro, fatta di legno e ferro, soprattutto per i "rinforzi", e a giudicare dalla quantità, deve essere passata più volte sotto le mani del "meccanico delle barche". Ciononostante, sembrava solida, anche se il ragazzo che vicino al motore di tanto in tanto svuotava un vecchio contenitore di plastica con l'acqua che entrava dal fondo non mi dava tanta sicurezza. E invece Our lady star ci ha portati a destinazione, carica di 7 visitors, brother Hans, alcuni ragazzi di Mfangano, i nostri bagagli, qualche chilo di pomodori in un cesto gigante e altre provviste e con una nota politically correct: No smoking, raccomanda la scritta vicino al timoniere.

In this picha: Our lady star - No smoking :)

Il viaggio è durato circa un'oretta, ed è stato bellissimo. Scorrere veloci sul lago, che sembrava davvero un mare, più del solito. Il sole, il vento, qualche gazzetta che ci volava accanto alla ricerca di un pesce per pranzo, l'acqua che ti bagna la faccia [e i piedi, quando entra da sotto, ma è meglio non farci caso].
A Mfangano siamo stati ospitati nella missione di St. Martin: brother Hans è un ottimo padrone di casa, accogliente e sorridente.
Nel pomeriggio, abbiamo fatto una "passeggiata in salita" sul monte Kwitutu [le ultime parole famose: "Cammineremo pochissimo, dove vuoi che vada con quelle scarpe?" Mary, la ragazza di Mfangano che ci accompagna, indossa delle sottilissime infradito di perline. Eppure.] e dopo un'ora e mezza abbiamo raggiunto un bel punto panoramico dal quale si vedeva il lago senza fine e le varie isole e isolotti che circondano Mfangano. Takebreathing.

In this picha: a lake view from Mt. Kwitutu

E' incredibile come la vita si faccia avanti, sempre. Anche qui. Anche dove ci si doveva arrampicare dietro l'angolo trovavi una casa, un campo di grano, ragazzini con le mucche e le capre, anziane con un cesto sopra la testa e a piedi nudi, uomini di ritorno da una giornata al lago con il pesce per la sera. Era così bello che sulla strada del ritorno tra foto e chiacchiere ci siamo presi tardi e l'ultimo tratto abbiamo camminato praticamente al buio, illuminati solo dalla luna piena, che ci faceva da guida nell'unica strada possibile.
Domenica, invece, prima di rientrare ci siamo fermati al mercato di Sena Beach: un mercato piccino picciò, che non offre molta merce, ma in compenso la gente è davvero friendly e il villaggio è tutto da scoprire, con le donne che puliscono e affumicano il pesce da vendere, circondate da decine di bambini.
La pioggia alla fine è arrivata, ma solo a tratti, ed eravamo già in macchina per ritornare a Karungu. E a giudicare da quanto sono secchi i campi della zona, l'acqua è la benvenuta.
Grazie ad Hans e a chi ci accolto a Mfangano. Erokamano!

In this picha, with some people living in the mission,
from left: Andrea, Cristina, Hans, Angi, fr. Julius,

Christine, Giulia, Lauren :)

lunedì 28 settembre 2009

Boda Boda

Al mattino c'è sempre un bel viavai di persone al main gate del St. Camillus: parenti dei ricoverati, staff dell'ospedale, dipendenti della missione, Daniel [il capocantiere] e gli operai, più un certo numero di vari ed eventuali che non manca mai. Naturalmente la maggior parte di loro raggiunge la missione a piedi, ma molti si concedono un passaggio con il boda boda. Non vi ho ancora parlato dei boda boda? Gosh!
I boda boda sono dei ragazzi di svariata età che di lavoro fanno i "tassisti". Solo che, come spesso accade in Africa, una parola di uso comune qui assume un significato diverso. Boda boda deriva dall'inglese "border" [letteralmente "confine/frontiera" ma anche "bordo"] e indica coloro che ti portano da un posto all'altro. Ma non in macchina, che sono capaci tutti. In questi ultimi mesi a Karungu sono aumentati in modo esponenziale i boda boda motorizzati, ma quello vero, quello originale, il boda boda DOC, insomma, ha la bici e pedala. Perchè per fare il boda boda ci vuole un certo "physic du role", come si suol dire.
Io con il boda boda di tanto in tanto vado a Sori, che dista circa 3 km e mezzo dai Camilliani. In moto, ma anche a piedi, la strada sembra non dare troppi problemi, nonostante non sia asfaltata e durante la stagione delle piogge cambi forma di giorno in giorno come fosse fatta con il pongo e un gigante di notte si divertisse a giocarci, creando di volta in volta buche nuove e dalle forme via via più fantasiose.
Anyway. In moto ci si mette pochi minuti [io un pò di più perchè raccomando all'easy rider di turno di andare pole pole "piano piano". E andare in moto mi piace, ma mi piace di più arrivare sana e salva a destinazione]. La moto ha il vantaggio del tempo, ma anche della comodità e della capacità. Perchè in moto ci si può andare in 3 [easy rider + 2 passeggeri] ma anche in 4 o 5 [easy rider + 2 adulti + 2 bambini, ad esempio. E non è un'immagine ipotetica, li ho visti con i miei occhi ieri mattina]. Senza dimenticare varie ed eventuali, come sopra. Che in questo caso possono comprendere davvero everything: galline, pesci, borse, sacchi, frutta, verdura, vestiti, cuscini, assi di legno, taniche d'acqua e chipiùnehanemetta. Non occorre dire che già in 3 si è troppi, in teoria. E che i passeggeri non hanno mai il casco. Cosa che non andrebbe fatta assolutissimamente. E infatti ogni tanto arrivano in ospedale i superstiti [quando ci sono] di incidenti stradali con ossa rotte in punti improbabili, perchè qui i centauri ma soprattutto gli automobilisti hanno un concetto della guida piuttosto bizzarro, e a volte sembra di essere in un videogioco, pilotati da un bambino piccolo che non sa usare i comandi. Anche se girare in moto per le strade di Karungu, va detto, è bellissimo. Puoi godere il paesaggio, l'aria ti scompiglia i capelli, arrivi dove con la macchina ti è precluso, ed è ogni volta una piccola avventura.
Ma torniamo al boda boda, che sto divagando. Se posso, scelgo quello in bici. Un pò perchè in certe cose sono un tipo tradizionale e romantico [ebbene, sì!] e un pò perchè ora che va di moda il piki piki, "la moto", i tassisti a pedale fanno magri affari. Certo, in bici al massimo ci vai in 3 [Girardengo + 1 adulto + 1 bambino se sta sulla canna o legato dietro la schiena] e ci metti una mezz'oretta. Quanto al trasporto di oggetti e animali... Non c'è molta differenza rispetto alla moto, ne ho viste davvero di ogni. E sono sicura che le migliori devono ancora capitarmi. Di sicuro il ciclista fa più fatica, e sfoggia un fisico da pubblicità delle migliori palestre. L'andata dal St. Camillus verso Sori va via liscia. Ma il ritorno è un'altra cosa: la strada ha un leggero dislivello che solo la bicicletta rivela. In particolare, ci sono due punti subito prima e subito dopo la parrocchia di Kiranda che, beh, te ne accorgi eccome. Girardengo comincia a perdere slancio, smette di parlare, piccole gocce di sudore gli imperlano il collo e la maglietta non si gonfia più al vento ma si appiccica alla schiena. E, vabbè, non sarà il Pordoi ma i 100 scellini del viaggio [tariffa andata/ritorno: 100 scellini sono meno di 1 euro] sono guadagnati fino all'ultimo colpo di pedale.

Special thanks for this picha: Giovanni :)

lunedì 21 settembre 2009

... 70!!! :)


BUON COMPLEANNO
AL MIO PAPA'!!!


angi :)