giovedì 26 agosto 2010

The Maasai Ceremony

In this picha: a young Maasai during the ceremony

19 - 22 agosto 2010, Transmara, Kenya.
L'eunoto è un importante rito di iniziazione per il popolo Masai. Questa tribù, così famosa nei cataloghi turistici del Kenya anche se è una minoranza tra le etnie del Paese, era in festa la settimana scorsa.
Divisi per classi di età, i Masai celebrano l'eunoto ogni 5 - 10 anni. L'ultimo si è svolto 5 anni fa, il prossimo è previsto per il 2015. Noi siamo stati invitati da Jonathan, che lavora come guardiano alla missione ed è parente di uno dei giovani iniziati. Abbiamo partecipato solo alla prima giornata, ma anche così è stato possibile fare un viaggio affascinante tra l'ancestrale e la modernità.
Il ciclo di iniziazione comincia con un rito chiamato emorata, ovvero circoncisione. Dopodichè i ragazzi saranno considerati Moran, cioè giovani guerrieri. In passato i Moran dopo il rito trascorrevano 6 mesi in una speciale casa, la manyatta, divisi dalla comunità, per imparare quanto serve a lasciare l'adolescenza ed entrare nell'età adulta. Il gruppo che è stato circonciso in precendenza, passa invece di grado attraverso l'eunoto.
Per l'occasione, vengono costruite tante manyatta una di fianco all'altra, a formare un cerchio, all'interno del quale c'è uno spiazzo molto grande e, di lato, un'altra abitazione, destinata ai giovani che verranno scelti per ricoprire qualche carica all'interno della comunità. Solo chi è considerato perfetto fisicamente e moralmente potrà entrare in questa casa.
L'eunoto comincia con l'arrivo dei giovani Moran alla manyatta. Gli anziani li precedono e li accompagnano, e portano con sè del bestiame in dono.
Le donne stanno ai lati e partecipano al loro passaggio con canti a cappella e con una leggera danza che si esegue stando in piedi e muovendo leggermente il collo e la testa avanti e indietro, per darsi il ritmo.

video
In this video: young Maasai going to the manyatta

I Masai vestivano di pelli di animali e si decoravano con colori vegetali. Durante la colonizzazione, tuttavia, hanno optato per il tessuto che gli inglesi usavano per il kilt. Oggiogiorno la shukra, la coperta di cotone a quadri rossa o nera, è un simbolo del vestire Masai. Molti la portano sopra a dei teli di cotone rosa o rossi incrociati, legati con una cintura di cuoio alla quale aggiungono il panga, l'inseparabile coltello. I sandali sono di cuoio o ricavati dai copertoni delle automobili.
La modernità, però, fa capolino anche tra un popolo così legato alla tradizione. E così sotto i teli spuntano i pantaloncini, ai piedi alcuni Moran portano calzini e scarpe da ginnastica, per decorarsi usano le celeberrime perline colorate ma anche orologi di poco prezzo e cerniere usate come collane. Le ragazzine indossano occhiali da sole, lo donne hanno borse taroccate, i cugini di città portano occhiali e apparecchi per i denti.
E se la manyatta è fatta in modo tradizionale, usando terra, fango e legno per le pareti e cacca di mucca per il soffitto, appena fuori ci sono dei baracchini dove comprare bibite firmate Coca Cola Company e Tusker, la birra nazionale.
Eppure, il fascino dei Masai resiste all'attacco. Quando i Moran danzano facendo grandi salti a turno, mentre gli altri si dispongono in cerchio e accompagnano i balzi con canti dedicati a se stessi o a dio, il tempo si ferma.

In these picha: Moran during a Maasai dance

Nelle manyatta vivono le madri o le nonne dei Moran. Spetta a loro vestirli con i kangha, i teli colorati indossati come variopinti mantelli, e una specie di maschera fatta con piume di struzzo. Così conciati, i Moran girano intorno alla manyatta diverse volte di fronte alla comunità.

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In this video: Moran dancing around the manyatta

Le donne Masai sono un tripudio di colori. Le ragazzine indossano decine di braccialetti e collanine. Tradizionalmente, i disegni e gli abbinamenti dei colori indicano il clan di appartenenza e lo status sociale di chi li indossa.
Le donne possono decorarsi il viso con una speciale tintura, la stessa con la quale i Moran si dipingono la testa. E' fatta con il grasso della mucca, che viene bollito in acqua e mescolato con una particolare tintura rossiccia. Le donne più giovani si colorano tutta la faccia, quelle più anziane i lati. Una signora quando mi ha vista così pallida mi si è avvicinata e senza preamboli ha strofinato le sue guance contro le mie, dandomi un pò di colore.. E di odore. Non credo che il grasso di mucca bollito sia in vendita nelle profumerie. Insomma, c'è chi può e chi non può.
Un'altra donna ci ha preso per mano e ha intonato un canto in segno di benvenuto. Indossava delle collane di perline e metallo che, mi ha spiegato Olonana, un altro dei nostri guardiani, vengono usate solo in occasioni speciali come l'eunoto.

In these picha: a Maasai girl...

... a Maasai woman

... and a Maasai elder, wearing special beads for the ceremony

Le collane e i braccialetti Masai si possono trovare in qualsiasi mercato del Kenya. A quanto pare sono spesso fatti in serie e talvolta neanche da Masai ma da compagnie estere che gestiscono un business sicuramente proficuo, visto il continuo afflusso di turisti nel Paese. Ma quelli che i Masai fanno per se stessi, sono indiscutibilmente più belli.

In this picha: Maasai design

Dopo oltre 4 ore di danze, la cerimonia è giunta al termine. E' ora di partire, sperando che le strade keniote non creino problemi. Ma andiamo sereni.
Olesunkuli è un loibon molto conosciuto tra i Masai. Quando ci ha visti si è avvicinato e con un sorriso da nonno ha tirato fuori una polvere bianca e ci ha benedetti. Olonana mi ha spiegato che la polvere è ricavata da una pietra speciale mescolata ad altri ingredienti, ma solo il loibon sa quali. Il loibon è un anziano che si ritiene abbia poteri magici, e ricevere la sua benedizione è un onore e una potente protezione per vivere hakuna matata, senza problemi.

In this picha: after the ceremony.. Safari njema!

lunedì 16 agosto 2010

Peer educators

Approfittando delle vacanze di agosto, la settimana scorsa il gruppo Awake ha organizzato un training di 4 giorni per peer educator a Luanda, una ventina di minuti da Karungu. I peer educator sono ragazzini che frequentano la scuola primaria e ci aiutano a fare prevenzione dell'HIV/AIDS tra i loro compagni di classe. Nel 2010 Awake ha contattato nuove scuole nella zona di Gwassi, confinante con Karungu e particolarmente sprovvista di servizi di questo tipo. Il training ha coinvolto 30 peer educator provenienti da alcuni nuovi istituti. L'obiettivo era formare i ragazzini che si danno da fare come volontari per promuovere la salute tra i propri coetanei, farli conoscere tra di loro, motivarli a fare sempre di più e meglio, rendendoli consapevoli del ruolo chiave che giocano all'interno del programma Awake.

In this picha: peer educators

Dopo le presentazioni ufficiali e alcuni giochi di ruolo per scrollarsi di dosso la timidezza, Daniel, il coordinatore di Awake, ha introdotto gli argomenti principali del training. Una parte consistente è stata dedicata ai valori, partendo dall'idea che una persona con solidi valori ha rispetto per se stessa e per la propria vita, e prima di agire in modo sciocco e prendersi l'AIDS, magari ci pensa su due volte. O anche tre.

In this picha: why are the values so important?

Perchè i valori sono importanti?
Perchè, dice uno dei cartelloni realizzati durante il training, portano rispetto e dignità, ci rendono indipendenti e liberi, ci offrono protezione, ci aprono il cuore [e la testa]. Ma la motivazione che mi ha colpito di più è la prima.
Perchè portano felicità nelle nostre vite.
Nella top ten dei valori, la classifica riportava:

1. amore
2. onestà
3. giustizia
4. rispetto
5. umiltà
6. perseveranza
7. castità
8. fedeltà

Mi sono piaciute alcune definizioni:

Love = devozione verso qualcosa e profondo interesse/coinvolgimento per il benessere degli altri. Amore che può essere figliale, passionale, fraterno, divino.

Perseverance = determinazione nel perseguire i propri obiettivi. Non mollare davanti alle difficoltà che si possono incontrare.

Chastity = purezza spirituale, morale e fisica. Che è diverso dal dire ai ragazzini: non fate sesso, suggerimento che non funzionerebbe, a mio parere. L'idea è di far capire loro l'importanza di amare e amarsi con rispetto. Perchè c'è in gioco la propria vita, e non è un modo di dire o una frase fatta. Perchè a Karungu di AIDS la gente muore. Tanta. Troppa. Tutti i giorni.

I peer educator, nelle loro divise di colori diversi, erano molto partecipi, rispondevano e facevano domande, prendevano appunti, e si sono prestati anche a mini balletti per rendere le lezioni più movimentate e scherzose.

In this picha: any question?


In this video: H - I - V

In this picha: taking notes

Durante il training si è parlato anche della capacità di pensare con la propria testa, di non lasciarsi influenzare dall'esterno, di fare le proprie scelte in modo consapevole, di dedicarsi agli altri ma anche a se stessi. Tutte cose forse già sentite ma non sempre ascoltate. E che a volte è bene ripetere e ripetersi, non solo quando si ha 13 anni.

martedì 10 agosto 2010

Scene da un matrimonio

Sabato 07 agosto, Anne e William sono convolati a nozze.
Anne è infermiera. William segue la contabilità dei gruppi Happen e Awake. Lui e Anne hanno due figli, una bambina di poco più di due anni e un maschietto nato l'anno scorso.
In Kenya, soprattutto nel Kenya rurale, è una situazione piuttosto comune. Anne e William, come molte altri giovani coppie, avrebbero voluto sposarsi qualche anno fa. Ma, c'era un ma. La dote.
A seconda della tribù di appartenenza, a seconda delle possibilità, e a seconda del "valore" della ragazza, il futuro marito deve pagare la famiglia della sposa. E fintanto che non salda il debito, non ci si può sposare. Tuttavia, il ragazzo può metterci anche anni. E nel frattempo nasce un bimbo, magari due. Ci si sente sposati, ma non lo si è. Così per William non c'era niente di strano quando la settimana scorsa mi ha detto: "My wife is coming to plan the wedding".
William e Anne sono Luhya, un gruppo etnico vicino di casa dei Luo, ma con differenze importanti, prima fra tutte la lingua. E non solo: la dote, per esempio, è meno onerosa per i Luhya che per i Luo. Per i primi il futuro marito deve pagare alla famiglia della sposa delle mucche. Nella tradizione Luo, invece, oltre alle mucche vanno aggiunte delle capre. A ricevere gli animali è il padre, mentre alla madre è destinata una cifra in denaro.
La dote è un aspetto imprescindibile in un rapporto a due, soprattutto per gli anziani e la comunità di appartenza, che non considerano la coppia stabile fintanto che non è stata pagata la quota stabilita. Talvolta è lo stesso sacerdote a rifiutarsi di celebrare il matrimonio prima che il debito sia stato saldato, perchè consapevole che la famiglia non è riconosciuta come tale dalla comunità.
Tuttavia, anche molti giovani considerano la dote importante, soprattutto qui nel bush. John mi ha spiegato che per lui: "pagare la mia famiglia di mia moglie è stato un segno di rispetto. Un modo per dire loro amo talmente vostra figlia e apprezzo così tanto quello che avete fatto in questi anni per darle un'educazione e dei valori che la rendono una buona moglie, che vi voglio offire qualcosa in cambio."
Oltre al lato romantico della faccenda, c'è anche quello pratico. "Se dopo un anno o due te ne vuoi andare e io non ho pagato per averti con me, lo puoi fare" mi ha spiegato Boniface. Tutti i miei tentativi di spiegargli che per me è inconcepibile restare con un marito che magari si rivela ubriacone e violento, come spesso capita da queste parti, solo perchè ha dato qualche mucca alla mia famiglia, sono andati a vuoto. Come i tentativi di spiegargli che posso restare tutta la vita con una persona, anche se non ha pagato per me, semplicemente perchè ne sono innamorata e perchè abbiamo deciso, insieme, di essere una famiglia. Il più simpatico è stato proprio William. Quando gli ho detto che in Italia nessuno paga i miei genitori per sposarmi, non è riuscito a celare il suo stupore. "What do you mean? They can take you... Free of charge?!" Ammetto che, messa così, la faccenda acquista tutto un altro significato!
Ma c'è poco da scherzare. Per alcune donne, è un disonore essere prese in sposa a poco prezzo. Un amico si voleva sposare quest'anno. Ma non è riuscito a pagare la dote. E da questo problema ne sono nati altri, che hanno portato la moglie a lasciarlo per tornare dai genitori con il loro bambino di un anno e mezzo. Lui è andato a parlare con la famiglia per vedere di sistemare la cosa, ma si è sentito rispondere: "Pay the girl, first".
Talvolta la moglie muore prima che la dote sia stata pagata per intero. Per un incidente, una malattia o, più spesso, per complicanze legate al parto. E allora il "marito" che fa? Chiede aiuto, si indebita, raccoglie soldi in qualche modo per saldare il conto, e seppellire la donna a casa. Perchè per la cultura Luo se il tuo corpo non ha un posto dove stare, anche la tua anima non troverà pace. E un uomo che non è riuscito neanche a pagare il prezzo della sua sposa, perde la faccia di fronte alla comunità.
Oggigiorno, per lo meno, ci si sceglie. Ci si incontra, ci si piace, si va dalla famiglia insieme. Qualche volta, poi, ci si innamora pure. Come è successo a William ed Anne. Che finalmente sabato si sono sposati.

In this picha: the bride, Anne

In this picha: the groom, William

Anne era molto agitata, William sorrideva dalla testa ai piedi. Emily, la testimone, indossava un abbagliante vestito rosa e viola, coordinata alle damigelle. I paggetti avevano camicia rosa e pantaloni neri, come i ragazzi più grandi, eleganti nelle loro camicie bianche. Richard, il testimone, portava un completo grigio abbinato allo sposo.
Il matrimonio è iniziato in perfetto african time. Dovevamo essere in chiesa alle 10 e abbiamo lasciato il Dala Kiye alle 12, per arrivare alla parrocchia di Kiranda con sole due ore di ritardo. La cerimonia si è prolungata per un altro paio d'ore nella chiesa più calda dell'East Africa, soprannominata non a caso "the oven". Quando ci siamo spostati nel giardino della missione, sembrava di essere approdati all'Eden. E i sorrisi degli sposi erano, in effetti, paradisiaci.

In this picha: just married!

Dopo le foto di rito, è seguito il pranzo, a base di tilapia, ugali, chapati, pollo, riso e sukuma wiki. Liz aveva preparato tre torte per gli ospiti: erokamano! E poi regali e fiumi di parole da parte di entrambe le famiglie, il tutto condito da abbondanti benedizioni e messaggi augurali per gli sposi.
Naturalmente, niente honey moon. William lunedì era già in ufficio da me, ma sorrideva ancora, dalla testa ai piedi.

In this picha: Anne's family

In this picha: William's family

In this picha: w a sposa!

In this picha: paggetti, damigelle & friends

Anne&William, congrats!

venerdì 6 agosto 2010

Il Kenya dice sì alla nuova Costituzione

Il numero che dirada le ombre che si allungavano sul Kenya è anche una percentuale schiacciante: 67 per cento, oltre quattro milioni di voti su poco più di sei milioni di elettori. Questo è il risultato raccolto, alla prova delle urne, dal fronte del "Si", quello che voleva la ratifica del nuovo testo costituzionale. Il Kenya si da' una nuova legge fondamentale che innova profondamente l'architettura dello stato, un testo caratterizzato da una forte impronta progressista, sicuramente una delle costituzioni più avanzate del continente.

Il contenuto. Queste le novità più interessanti. Il Kenya resta una repubblica di tipo presidenziale ma il baricentro del potere si sposta in parte dal Presidente (che deve sottoporre le nomine ministeriali al vaglio del legislativo, dal quale può essere anche messo in stato di impeachment) al Parlamento, che guadagna peso e spazio, diventando bicamerale, attraverso la creazione di una Camera alta composta da 60 membri in rappresentanza delle 47 contee del Paese. Non meno importante è la previsione di una Corte Suprema composta da cinque giudici, competente sui ricorsi inoltrati dalle altre due supreme magistrature: la Corte d'Appello e la Corte Costituzionale. Per garantire che le nomine avvengano in base a criteri di merito e competenza e non per uno spoyl system politico, etnico o tribale, viene istituita una Judiciary Service Commission, indipendente. E' una novità rilevante l'introduzione della cittadinanza duale, forse uno dei punti forti della riforma, quello che ha fatto guadagnare enormi consensi presso una popolazione in cui quasi ogni famiglia della classe media ha figli o nipoti che studiano, lavorano e vivono all'estero; adesso, l'ottenimento di una nuova cittadinanza non significherà più la perdita di quella keniota.

Il fattore religioso. Gli elementi più controversi, però, non avevano a che fare con la politica ma con la religione: l'articolo 26 comma 4 ribadisce l'illegalità dell'aborto ma, di fatto, tempera il divieto prevedendo che possa essere praticato per un trattamento di emergenza, se sia a rischio la vita o la salute della madre o anche nel caso in cui una legge lo autorizzi. Un dispositivo volutamente aperto ad eventuali riforme che ha spinto la Chiesa keniota sul piede di guerra, al pari di un altro articolo, il 24 comma 4, che esenta i cittadini di religione islamica dal rispetto di una parte della Carta, quella inerente ai diritti, in relazione a status personale, matrimonio, divorzio ed eredità, tutti ambiti che tornano sotto l'autorità dei Khadi, tribunali che amministrano il diritto islamico e che l'articolo 170 riconosce e incorpora nel sistema giuridico dello stato.
Ancora più delicata, forse, era la questione della proprietà terriera, proprio quella che aveva innescato l'esplosione di un'ondata di violenza etnica nel marzo 2008 - pochi mesi dopo la contestata elezione del presidente Mwai Kibaki - che aveva fatto 1300 morti e 650 mila sfollati. A riguardo, la nuova Carta prevede l'istituzione di una commissione per risolvere le dispute che due anni fa accesero la miccia ma soprattutto introduce il principio per cui la terra acquisita illegalmente possa essere recuperata.

La strana coppia. Gli uomini chiave di questa vittoria sono stati i protagonisti di quell'accordo negoziato dall'ex Segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, tra Kibaki e il suo principale avversario, Raila Odinga, nominato Primo ministro nel governo di coalizione che ne seguì. Il fatto che non ci siano stati disordini o incidenti è un'ulteriore dimostrazione della consapevolezza con cui il Kenya ha affrontato il referendum, vivendolo come un'occasione per riaffermare la sua maturità politica. E l'obiettivo è stato centrato, nonostante la forte polarizzazione che ha preceduto il voto, con pesi massimi dell'esecutivo come Kibaki e Odinga schierati per il Si e il ministro dell'Istruzione superiore, William Ruto, a favore del no, sostenuto in modo massiccio dal clero. Adesso sono proprio i primi due quelli che hanno più da festeggiare: Kibaki, perché dopo la brutta macchia della violenza di due anni fa, ottiene una patente, di nuovo immacolata, di serio riformista mentre Odinga pregusta la successione, cui si candiderà nel 2012. Certo, la Rift Valley resta una provincia recalcitrante e diffidente (qui il No ha stravinto), ma il risultato è abbastanza netto da scoraggiare eventuali colpi di testa di politici avventurieri. Il quadro è chiaro, il Kenya ha i mezzi per ritrovare la stabilità e il suo ruolo di potenza regionale.

Alberto Tundo

PeaceReporter

martedì 3 agosto 2010

Summertime

Tempo di vacanze.
C'è chi va al mare, chi va in montagna, chi nuota e fa castelli di sabbia, chi cammina nei boschi e tra la natura, chi ne approfitta per starsene un pò a casa e scrollarsi di dosso lo stress del lavoro. C'è chi visita nuovi Paesi e città, chi non sogna altro che starsene spaparanzato al sole per qualche giorno, il cervello rigorosamente off e la mente libera di vagare tra pensieri bianchi e leggeri come le nuvole del cielo.
C'è chi in vacanza viene a Karungu. A luglio ci hanno fatto compagnia l'adorabile don Lucio e la luminosa Cristina. E qualche giorno fa sono arrivati Davide, Federico e Katia. Karibuni!
C'è chi in vacanza va a casa. Dai parenti. Non da mamma e papà, che quelli se li è presi l'AIDS tanto [o poco] tempo fa.
I bambini del Dala Kiye ad agosto lasciano il centro per due settimane, così come a dicembre. La scuola è chiusa per tutto il mese e i ragazzini tornano dalle loro famiglie per una quindicina di giorni. Molti di loro sono entusiasti di riabbracciare i nonni e gli zii, perchè molti di loro hanno alle spalle una storia pesante come un macigno che ti trascina giù nel lago Vittoria e brutta come un incubo che ti sveglia nella notte nera dell'Africa, ma hanno anche storie di amore incondizionato. Molti di loro sono al Dala Kiye perchè i nonni e gli zii non ce la facevano proprio a prendersi cura di questi nipotini sieropositivi, che devono mangiare bene e tanto e prendere tutte quelle medicine tutti i giorni e fare controlli molto spesso. Quando vedo i parenti dei bambini del centro, mi dico sempre che questi ragazzini sono vivi per miracolo. Sono dei privilegiati. Perchè come loro ce ne sono molti, moltissimi altri. Che però non possono accedere ai farmaci e non hanno di che mangiare.
Molti dei bambini del Dala Kiye sono entusiasti di riabbracciare i nonni e gli zii. Ma altri no, perchè le famiglie non li vogliono, perchè c'è ancora chi crede che l'AIDS abbia a che fare con un atto di stregoneria, con una punizione per non aver seguito le tradizioni luo, con qualcosa di sbagliato e brutto e sporco e che non va detto, con qualcosa di spesso inspiegabile e che non c'entra niente con tutto quello che si sapeva e succedeva prima. Questi nipoti non fanno altro che ricordarti ciò che è accaduto a tuo figlio, a tuo fratello, a te. E non è facile capire e accettare e fare finta di niente e superare la diffidenza e la paura e ricordarsi che sono solo bambini. E in vacanza vanno a casa, sì, perchè un sorriso come quello di questi due monelli qui sotto, mica possono perderselo gli nonni e gli zii, no?

In this picha: Granton&Mercy :)
Special thanks for this picha: Josè