giovedì 28 gennaio 2010

Shall we dance?

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In this video: Fidel DePiscopo ;)

Sono un ballerino faccio passi di tango
di salsa, di funky, di rock e di mambo
la musica è tutto per me, è la mia vita
per me è la metafora mia preferita
la musica è Dio, è nota è armonia
la musica è ordine, la musica è anarchia!

[Il ballerino, Jovanotti]

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In this video: Fidel the Dancer ;)

sabato 23 gennaio 2010

Jiggers

Incuriosita da tutto questo parlare di jiggers [leggete l'esperienza di Kayla e Lauren] giovedì mi sono unita allo staff del St. Camillus in partenza per la Rabare Primary School, una manciata di chilometri da Karungu.
Cosa sono i jiggers? Delle piccole e schifosissime pulci penetranti, che di solito si insinuano nella pianta e tra le dita dei piedi, ma non risparmiano neanche le gambe, le mani e meglio non indagare su chissà cos'altro. Proliferano sul pavimento di terra battuta che non viene pulito, sui muri fatti di fango delle capanne e di certe scuole, sui materassi logori di molte famiglie. Chi se li prende a casa o a scuola contagia facilmente anche i fratelli e i compagni, in una catena che è difficile spezzare.
Giovedì, in collaborazione con il dispensario governativo di Sori e alcuni community health worker, una decina di persone si sono prodigate a rimuovere i jiggers dai piedi e dalle mani di una cinquantina di bambini della scuola. E' andata così.
A differenza della precedente esperienza di Otati, la giornata è stata ben organizzata, se si eccettua il fatto che dovevamo partire alle 8.15 e siamo usciti alle 9.00, mentre il personale governativo è arrivato per le 10.15, in perfetto african time.

In this picha: students at Rabare Primary School

A Rabare ci hanno accolti centinaia di piccoli alunni di verde vestiti. Un insegnante ci ha mostrato le aule: la maggior parte ha a malapena la lavagna e qualche banco, non ci sono finestre e non tutte le stanze hanno le porte, il pavimento di cinque aule su otto è di terra e non viene spazzato da mo'. La prima impressione è che chi, tra questi bambini, ha "solo" i jiggers, è piuttosto fortunato. La scuola, come molte altre da queste parti, è un ricettacolo di malattie che sembra un'estrazione a premi dove qualcosa prendi di sicuro.
Mentre aspettiamo lo staff di Sori, i bambini danno una.. ehm.. ripulita.. alle aule e sgombrano quella che pare sia la stanza migliore: vuota, pavimento in cemento e muri di mattoni. Altri alunni vanno a casa a recuperare un catino per lavarsi i piedi prima di cominciare e rimuovere i jiggers. Dovrebbero portare anche dell'acqua, come in effetti fanno, peccato che sia di un bel punto di nocciola che non promette niente di buono. Ma è l'unica acqua che sono riusciti a trovare nelle vicinanze, e non è il caso di fare troppo i difficili.

In this picha: la "lavanda dei piedi"

Funziona così. I catini sono in fila all'esterno della stanza. I bambini si lavano i piedi e le ciabatte con il sapone [e l'acqua da nocciola diventa di un colore sempre più indefinito], dopodichè si siedono di fronte all'operatore di turno e gli consegnano il piede, pronto a essere liberato dai jiggers. Per ogni bambino, si cambiano i guanti e la lametta: non sappiamo chi e quanti di loro siano sieropositivi, ed è meglio non correre rischi inutili. A operazione finita, ognuno viene vaccinato contro il tetano e registrato dal personale governativo.

In this picha: removing jiggers

Mi siedo accanto a Felix, di circa 6 anni. Voglio vedere come si fa e poi magari dare una mano a rimuovere queste pulci maledette. Kayla ripulisce il piede con un disinfettante, e inizia la "pedicure". A differenza degli altri, che avevano uno o due jiggers superficiali, Felix ne ha un sacco, ben saldi alla pianta del piede e tra le dita. Dopo aver tolto la pelle, si deve entrare con una pinzetta per far uscire la pulce, tra sangue e pus. L'operazione si rivela più lunga e dolorosa del previsto. Devo tenergli la gamba che muove in continuazione. Si aggrappa al mio braccio. Piange e urla. Mentre gli sorrido e gli dico che è [quasi] tutto finito, spero che tutto finisca presto sul serio. Sembra che stiano rovistando tra il mio, di piede.
Capisco che non posso farlo. Non posso rimuovere i jiggers, nonostante gli altri bambini affrontino la cosa in modo abbastanza sereno, e con un coraggio che supera di gran lunga la loro età. Uno di loro abbozza pure un sorriso mentre gli scatto la foto.

In this picha: "OK, I'm ready! [..almost]"

La mattina procede tranquilla, finchè arriva il turno di Chris, di circa 10 anni. Stiamo già sbaraccando quando le sue grida attirano la nostra attenzione. Ha così tanti jiggers che alla fine la pianta del piede sembra il muro di una casa in una città in guerra, mitragliato dai nemici. Gli tengo la gamba e la faccia perchè non veda cosa gli stanno facendo. Ma fa male lo stesso. Dovranno fasciarli entrambi i piedi perchè possa camminare.
Ora sono in programma altre due scuole. E credo proprio sia solo l'inizio.
Nel frattempo, tutte le aule e le case di questi ragazzini vengono disinfestate. La strada è lunga e per niente facile, perchè prevede una stretta collaborazione tra operatori sanitari, famiglie, insegnanti... Mah. I jiggers, però, sono prevenibili. E vale la pena fare qualcosa, no?!?
Di buono c'è che lavorare fianco a fianco ha creato un bel clima tra gli operatori, tanto che Florence, infermiera al dispensario di Otati, ci ha invitati tutti per pranzo a casa sua. Abbiamo così scoperto che è [anche] un'ottima cuoca. Di fronte ai suoi piatti ci accorgiamo che, nonostante tutto, abbiamo una gran fame. Ritornati alla scuola, i bambini erano in pausa e, prima di tornare a casa, abbiamo trascorso una mezz'oretta a saltare con la corda e a giocare a calcio con alcuni di loro, tra risate e grida, questa volta di gioia.

martedì 19 gennaio 2010

Kakamega Forest

L'autobus si ferma direttamente davanti al cancello del St. Camillus. Padre Julius la sera precedente ci aveva avvisate: "Di solito arriva verso le 5.30, a volte prima, altre dopo, diciamo tra le 5 e le 6." Preciso. Per non rischiare di perderlo, ci siamo alzate alle 4.30 e alle 5 eravamo al main gate con i watchmen e le stelle che brillavano ancora alte nel cielo.
Il nostro Easy Coach è arrivato alle 5.45... Not bad. Colmo di gente che viaggiava da Gwassi, tutti mezzi addormentati tranne chi era costretto a stare in piedi, comprese me e Kayla. Fortunatamente, dopo qualche chilometro abbiamo trovato posto, e ci siamo clamorosamente addormentate, perdendoci così l'eclisse annunciata sui giornali pochi giorni prima.
La nostra meta era Kisumu, dove incontreremo vecchi amici e nuove conoscenze, e il giorno dopo la Kakamega Forest. Da Kisumu abbiamo preso un matatu fino a Kakamega, e qui un non meglio idenficato veicolo ci ha portate a Khayega e quindi a Shinyalu e Isecheno, da cui si accede alla foresta.
Karungu - Kisumu, 6 ore. Kisumu - Kakamega Forest, circa 2 ore. Ma ne valeva la pena. Quella di Kakamega è l'unica piccola foresta pluviale in Kenya, e fare quattro passi immersi nei suoi giganteschi alberi è un piacere che è bello concedersi. Non credo sia comparabile con l'emozione di trovarsi nell'immensa foresta equatoriale, ma si fa quel che si può.
Nella mia assoluta ignoranza di fiori&piante, per un attimo la mia mente è tornata alle passeggiate in montagna con mamma e papà di un paio di anni fa. Quando Moses, la nostra guida, ci ha indicato due colobus, buffe scimmie pelosissime nere e bianche, con una lunga coda bianca che sembra adatta a pulire la polvere dalle mensole, ho definitivamente realizzato che non mi trovavo nel bosco di Andalo! Poco dopo abbiamo visto anche due De Brazza, una specie di primati piuttosto rara [E piuttosto bruttine, a mio modesto parere. Le scimmiette che scorazzano nel giardino davanti casa a Karungu sono decisamente più carine. Tiè.]
Ma la vera attrativa della foresta, naturalmente, è la vegetazione.

In these picha: green skyscrapers

Alberi altissimi e secolari, che Moses ci spiega pazientemente, anche se smetto di ascoltarlo presto: preferisco lasciare che lo sguardo si perda tra le fronde di questi grattacieli verdi, che sembrano salire ad accarezzare il sole. Le foglie che ricoprono i sentieri attutiscono il rumore dei nostri passi, e regna un soffice silenzio, anche se la foresta è piena di uccelli di varie specie. Ma il loro chiacchierio è lieve, almeno per me. Mi lascio ammagliare dalla natura. E sorrido dentro.
Rilassate, siamo pronte per affrontare, la mattina dopo, il viaggio di ritorno a Karungu, che durerà più di 7 ore a causa di lunghissime pause per i più improbabili motivi. La natura può essere misteriosa e a volte incomprensibile, ma anche l'uomo non scherza mica.

In this picha, from left:
Angi, Kayla, Coath, Ali, Brooks and Abba :)

giovedì 14 gennaio 2010

Savings & Loans

Hope&Life è una rete di gruppi di supporto di persone sieropositive coordinata da Teresa, che ha iniziato questa attività qualche anno fa per promuovere la consapevolezza del proprio status e aiutare a vivere positivamente le persone con HIV/AIDS, e al contempo cercare di ridurre lo stigma che attanaglia chi ha contratto il virus.
Hope&Life oggi conta oltre 45 gruppi. Martedì ho incontrato i membri del Vumilia Widow Group di Sori.

In this picha: Teresa parla alle donne del Vumilia Widow Group

Eravamo Teresa, Nashon (social worker) ed io. Ci aspettavano a casa di Jane, che con Dorothy e John ha fondato il gruppo nel 2005. L'abitazione, rispetto alla media di Karungu, è molto grande, di mattoni, pavimento in cemento e tre ampie stanze. Quella principale, dove veniamo accolti, ha poltrone, qualche sedia, un tavolino basso e una credenza come quelle delle case delle nonne, con tanto di centrino all'unicinetto e foto di famiglia in vetrina, una novità per me a Karungu. In giardino, un bell'albero di melagrano, un gatto, una capra, delle galline, e una macchina senza ruote che ha visto tempi migliori. Il gruppo è formato da 53 persone, 6 uomini e 47 donne, per lo più vedove. Il Vumilia Group ha iniziato riunendo una decina di conoscenti che volevano condividere le difficoltà dell'essere sieropositivi, e nel 2006 ha deciso di avviare l'attività di Savings&Loans, una sorta di minibanca del gruppo per mettere da parte qualche soldo e poter avere un prestito quando necessario. Signore e signori, ecco a voi il microcredito.

In this picha: libretto di deposito e prestito
di un membro del gruppo

Circondata dalle donne del gruppo, la maggior parte delle quali sedute per terra, rigorosamente scalze per non sporcare il pavimento, ascolto John che, sinteticissima maglietta rossa similcangiante di Eminem e il baffo da omino Bialetti sopra un sorriso bonario, mi spiega il loro progetto. Per accedere ai fondi bisogna essere membri del gruppo, a cui ci si iscrive pagando 100 ksh (meno di 1 euro). Ogni due settimane c'è un incontro a casa di Jane, durante il quale ogni partecipante dovrebbe portare almeno 50 ksh (40 centesimi) da depositare nella cassa comune. Chi arriva in ritardo, paga una penalità di 5 ksh, chi manca un meeting senza una valida giustificazione paga 10 ksh. Conoscendo la flessibilità dell'african time, deve essere una buona fonte di guadagno per il gruppo.

In this picha: barattolo per raccogliere i soldi dei ritardatari :)

In caso di bisogno, si può chiedere un prestito. Perchè venga concesso va compilato un apposito modulo con i propri dati, non bisogna avere altri debiti, si deve dimostrare di avere sempre contribuito alla cassa comune, e si deve presentare una "garanzia" in caso di mancato rimborso. Il prestito, infatti, deve essere sanato entro tre mesi, con un interesse del 10%. Il modulo viene firmato dal richiedente, dal rappresentante, dal segretario del gruppo e da due garanti, per poi essere presentato e vistato dal chief locale. Ieri Penina ha ricevuto un prestito di 2.400 ksh (circa 20 euro) e ha presentato come garanzia una mucca. Con i soldi ricevuti, si possono avviare piccole attività quali vendere omena o pomodori al mercato, oppure stoffe. O comprare degli attrezzi per i campi o altro.

In this picha: registro entrate/uscite

Il gruppo continua anche l'attività per cui è nato, condividere le difficoltà. Questi incontri sono molto importanti perchè il sistema di deposito e prestito si basa evidentemente sulla fiducia reciproca. Bisogna fidarsi di chi tiene i soldi. E di chi li prende in prestito. Se non restituisco i soldi che mi sono stati dati, perdo il denaro di tutti, non solo il mio. Se l'attività che avvio va bene, ho più soldi da depositare, e questo significa mettere da parte qualcosa per il futuro, e mettere qualcosa a disposizione del gruppo nell'immediato. Si crea, perciò, un positivo circolo di responsabilità, verso se stessi e verso gli altri.
Naturalmente, le difficoltà non mancano. Gli incontri bimestrali servono anche a questo, a fare coesione, a superare gli screzi, a ricordare ai vari membri l'importanza di non sprecare i soldi e di usarli in modo coscienzioso. Non è facile, quando le esigenze sono le più disparate. Se funziona sempre? Non posso dirlo. Ma c'è anche chi, libretto alla mano, partendo da un primo deposito di 10 ksh è arrivato a oltre 11.000 ksh (circa 100 euro). Una piccola fortuna.
Soprattutto, ho apprezzato di questo gruppo la voglia di fare qualcosa, senza stare lì a piangersi addosso. Sono sieropositivi, le donne quasi tutte vedove, alcune molto giovani e con bambini piccoli. Eppure c'era una bella atmosfera a casa di Jane, di collaborazione, di partecipazione, di iniziativa. Di speranza.

domenica 3 gennaio 2010

Buon Anno

Buon anno fratello buon anno davvero
e spero sia bello sia bello e leggero
che voli sul filo dei tuoi desideri
ti porti momenti profondi e i misteri
rimangano dolci misteri
che niente modifichi i fatti di ieri
ti auguro pace risate e fatica
trovare dei fiori nei campi d'ortica
ti auguro viaggi in paesi lontani
lavori da compiere con le tue mani
e figli che crescono e poi vanno via
attratti dal volto della fantasia
buon anno fratello buon anno ai tuoi occhi
alle mani alle braccia ai polpacci ai ginocchi
buon anno ai tuoi piedi alla spina dorsale
alla pelle alle spalle al tuo grande ideale
buon anno fratello buon anno davvero...
che ti porti scompiglio e progetti sballati
e frutta e panini ai tuoi sogni affamati
ti porti chilometri e guance arrossate
albe azzurre e tramonti di belle giornate

e semafori verdi e prudenza e coraggio

ed un pesce d'aprile e una festa di maggio
buon anno alla tua luna buon anno al tuo sole
buon anno alle tue orecchie e alle mie parole
buon anno a tutto il sangue che ti scorre nelle vene
e che quando batte a tempo dice andrà tutto bene
buon anno fratello e non fare cazzate
le pene van via così come son nate
ti auguro amore quintali d'amore
palazzi quartieri paesi d'amore
pianeti d'amore universi d'amore
istanti minuti giornate d'amore
ti auguro un anno d'amore fratello mio
l'amore del mondo e quello di Dio

[Buon Anno, Jovanotti]