mercoledì 5 gennaio 2011

martedì 7 dicembre 2010

Oriti. Erokamano.

Oriti.
Arrivederci al lago, al cielo, al sole e alle stelle.
Arrivederci a queste strade che cambiano ogni volta che piove. Arrivederci al bush. Profondo bush. Arrivederci alla capanne di fango e legno, alle baracche di mabati, alle case di cemento che almeno sono fresche.
Arrivederci al mercato di Sori e ai suoi negozietti dove trovi di tutto (quasi) come da Reginato. Arrivederci all'odore di omena, ai maiali, alle capre che saltano sulle verdure finchè le donne non le cacciano via. Ma tanto ritornano.
Arrivederci ai pescatori, ai boda boda che vanno pole pole perchè glielo chiedo, all'omino che se gli chiedo di nuovo di ripararmi i sandali me li compra di tasca sua, alle signore delle stoffe e a quelle dei khanga, a chi ci vendeva banane, avocado e peperoni ogni settimana e (forse) pensava mangiassimo solo quello. Fino a quando abbiamo comprato anche le patatine fritte.
Arrivederci a Gino, ai gattini che non ho fatto in tempo ad addomesticare, alle scimmie che tra un pò le trovo sulla poltrona a farsi una banana split e me la offrono pure, ai lakeflies, agli uccellini che ora posso sentire, agli ippopotami che non sono mai riuscita a vedere, alle aquile pescatrici che si fanno sempre più vicine, alle mucche in giardino, per strada e ovunque tu vada, agli asini assonnati e sovraccaricati, ai cani tutti uguali ma forse il papà è uno solo ed è poligamo.
Arrivederci al chapati, ai green grams, all'ugali, al nyoyo, alla tilapia, al kuku, alle pannocchie arrostite, ai mandazi, ai samosa, al riso e al jiko. Arriverderci alle bananine, all'ananas, alla papaya, al mango, al passion fruit, all'avocado e pure alle mele e alle arance, che in Italia sono più buone ma per la fruit salad vanno benissimo, tanto si mescola tutto col succo tropical.
Arrivederci alla corsa col sole in faccia e la polvere agli occhi. Arrivederci alle "mie" bambine.
Arrivederci alla mosquito net e alla malaria, che sono già a quota tre e alla prossima gioco il jolly o passoparola.
Arrivederci alla Bajaj che non ha mai perso l'equilibrio nonostante tutte le volte che ho pensato fosse giunta la nostra ora (mamma, scherzo!!)
Arrivederci ai matatu che si sa quando si parte perchè è pieno ma non si sa quando si arriva. E il viaggio diventa quasi più interessante della meta, se non mi addormento per strada.
Arrivederci Karungu.

Erokamano.
Grazie alla mia ONG che mi ha dato un lavoro e la possibilità di trascorrere tre anni a Karungu.
Grazie al St. Camillus M. Hospital che mi ha accolta e mi ha offerto quella che è stata la mia home away from home. Grazie a father Julius, brother David, padre Emilio, father Martin e ai novizi. Soprattutto, grazie a Super(padre)Mario. Ti lascio la cocacola e il formaggio in frigo. Le carte sono al solito posto.
Grazie a padre Claudio e padre Gerardo di Kiranda, a suor Lucia di Macalder, a padre Avi e fratel Albano di Tabaka, a suor Olimpia, suor Lucia e suor MariaGrazia di Rongo per tutte le chiacchiarate e le risate e per tutto quello che fate da tantissimi anni in questo Paese che sento ormai un pò mio.
Grazie a Lovissimo e all'unica persona al mondo che lo dice.
Grazie a mamma Anna, papà Paolo, Eros, Morghi, Mo, Ico, Renè, Nancy, Eric, Matilde, Nicolò e a tutta la mia famiglia, in particolare le mie mitiche zie. Dicono in Africa: "Siamo quel che sono. Sono quel che siamo".
Grazie a Gino e a tutto il team. Nel cielo di Karungu brilla ancora di più.
Grazie a Te che porti pazienza nonostante tutte le volte che go tirà basso el Signore, a Madonna e tutti i Santi. E se ogni tanto fai scelte discutibili Tu, pensa gli uomini.
Grazie a Vale, Cri, Moka, Laura, Lara, Lorenza, Cri e Sonia per esserci sempre, anche quando sembra che non ci sentiamo mai. Grazie perchè c'eravate prima, durante e sicuramente anche dopo. Grazie perchè ve ciamerò "e tose" anca a 70 anni. Ve vojo ben. E ve strucco.
Grazie a MamaKenya, padre Alex, Andrea, MaTe, Julian, Nico, Davide, Giulia, Gabriella e Giuliano, Evelyn, i Valletti, Cristina, don Lucio, Fulvia, Isabella e a tutti coloro che ho conosciuto a Karungu e si sono rivelati persone preziose. Con alcuni ho condiviso solo una manciata di giorni, altri mi sono stati accanto a lungo per poi proseguire per strade diverse, altri ancora continuano a esserci e a farmi sentire forte la loro presenza. A tutti voi, grazie.
Grazie al Dala Kiye e a chi lo rende possibile: vedervi crescere e diventare grandi e forti mi fa credere che i miracoli possono ancora accadere.
Grazie ai miei co-worker e agli amici di Karungu: grazie a Meshack, Dominic, Manas, Symphrose, RoseMary, Lucy, Daniel, Boniface, Wilkista, Maria, Kevin, Andrew, Elicath, Ken, Daniel, Mary, Nancy, William, Paul, Maurice, Lillian, Teresa, Carolyne, Irene, Mary, Dorah, Frank, Florence, Viola, Irene, Joseph, Elisha, Job, William, Richard, George, Elizabeth, John, Kephas, Alila, Wycliff, Coath, Elizabeth, Beatrice, Peris e molti altri ancora. Grazie perchè avete reso possibile questo progetto. Perchè vi siete presi cura di me. Perchè mi avete offerto la vostra amicizia. Perchè mi avete accolto a casa vostra e alla vostra tavola. Perchè mi avete fatto ridere, arrabbiare, divertire e lavorare. Perchè avete reso Karungu un posto che non potrò dimenticare.
Grazie a Christine, Lauren, Amanda, Kayla, Liz ed Emily. Grazie per avermi fatto vedere la faccia sorridente del volontariato. L'America non è poi così lontana.
Grazie a don Luciano, don Renato, father Christopher, grazie a WelcomeToTheFamily e al BoysRanch. Grazie ai vostri ragazzi meravigliosi e alle vostre dolcissime ragazze. Grazie perchè a Nakuru ho preso alcune delle decisioni più importanti della mia vita. E l'avete resa più bella.
Grazie a Jimmy. Siempre.
Ma soprattutto. Grazie a Biron, John, Alphons, Kevin, Bernard, Austin, Dominic, Silermina, Fidel, Mercy, Trezy, Steven, Ivone, Granton, Fred, Angelo, David, Lillian, Paul, Vivian, Conrad, Michelle e a tutti i bambini che ho incontrato in questi tre anni. Vi devo tutto. Tutto. Vi devo ogni carezza, ogni manina, ogni sorriso, ogni lacrima, ogni gioco inventato, ogni matita colorata, ogni canzoncina, ogni corsa, ogni risata, ogni Idhi nade? Adhi maber. Vi devo tutto quello che ho imparato. Vi devo tutto il mio bene. Take care.


Oriti Karungu, erokamano. Kwaheri Kenya, asante.
Perchè è un arrivederci mica un addio.
See you later.

venerdì 3 dicembre 2010

Keep you posted!

Ci sono state Tuk e Paola. Quindi Giovanni, Olimpia, Sandra. I Camillians con gli "zii di Luca" e poi Andrea, Ivan, Antonella, Paola, Martina, Maria Teresa, Patrizia, Joyce, Roberto, Mara e Priscilla. L'andirvieni di ospiti continua, alla missione St. Camillus, con il suo calendario di arrivi e partenze.
Tra poco, parto io. Il progetto è chiuso, l'ufficio è pieno di scatoloni, a casa sono ricomparse le valigie.
Tra poco, perciò, chiude anche il blog. Vi terrò aggiornati ancora per un pò, dopodichè potrete trovare notizie di Karungu leggendo il blog di una nuova giovane "mzungu lady":

Emily in Kenya

Keep you posted! Enjoy!

mercoledì 1 dicembre 2010

World Aids Day 2010

Prendi un Sorriso,
regalalo a chi non l'ha mai ricevuto.
Prendi un Raggio di sole,
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una Sorgente,
fa bagnare chi vive nel fango.
Prendi una Lacrima,
posala sul volto di chi non ha pianto.
Prendi il Coraggio,
mettilo nell'animo di chi non sa lottare.
Scopri la Vita,
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la Speranza,
e vivi nella sua luce.
Prendi la Bontà,
e donala a chi non sa donare.
Scopri l'Amore,
e fallo conoscere al mondo.

[Mahatma Gandhi]

lunedì 29 novembre 2010

Tery, Tedy & friends

In perfetto african time, a pochi mesi dall'inaugurazione ufficiale, il nuovo reparto di maternità e ginecologia del St. Camillus M. Hospital è pienamente operativo dai primi di novembre. Da fine agosto, inoltre, il nuovo edificio ospita l'ambulatorio per la PMTCT, il programma di prevenzione della trasmissione del virus dell'HIV/AIDS dalla mamma al bambino. E l'andirvieni di donne col pancione mi strappa sempre un sorriso. Adoro le mamme. Sponsorizzato dalla Cooperazione Italiana, in collaborazione con Salute&Sviluppo (Roma) e Pro.Sa (Milano), le due ONG dei Camilliani, la costruzione ci ha preso due anni e mezzo di lavoro. E non solo.
Nonostante i parti in ospedale siano ancora molto pochi rispetto al numero di neonati che vedo quotidianamente a Karungu, la media è aumentata in questi ultimi anni e si spera che le attività di sensibilizzazione ed educazione fatte diano i loro frutti.
Ieri girovagavo per il reparto, e ho conosciuto quattro nostre pazienti con i loro piccoli. Tra i primi nati nella nuova struttura, ci sono due coppie di gemelli, in due stanze una di fronte all'altra: speriamo sia di buon auspicio!
In passato, avere gemelli era visto come una sorta di maledizione. Come spesso accade, quando succede qualcosa di diverso dall'ordinario, si dava la colpa ad un destino infausto. Per tradizione, ci si prendeva cura solo di uno, mentre l'altro veniva spesso trascurato, portandolo talvolta alla morte.

In this picha: Tery&Tedy with their mom

Oggigiorno la pratica è caduta in disuso, ma avere due gemelli rimane una situazione non facile. Quando stamattina sono andata a farle una foto, non potevo ignorare lo sguardo tra l'affettuoso e lo spaventato della mamma di Tery e Tedy: nei suoi occhi era chiaro l'amore per quei due fagottini. Ma nè lei nè il marito parlano inglese, il che significa che non sono mai (o quasi) andati a scuola. Non ho potuto evitare di chiedermi che lavoro fanno, se ce l'hanno. E come faranno a far crescere i loro bambini. Ma ogni cosa al suo tempo; per ora i gemelli, un maschietto e una femminuccia, dormono beati in braccio alla loro mamma. Sono adorabili. Come gli altri piccoli ospiti, del resto. Purtroppo, non vi posso presentare gli amici di culla di Tery e Tedy, perchè i loro genitori non hanno ancora deciso come chiamarli. Niente di strano, a Karungu. A volte si aspettano settimane, se non mesi. Questo accade soprattutto quando i bambini nascono a casa. Fino a quando non ci si reca a registrarli, il nome è un aspetto secondario, e può anche subire delle variazioni nel tempo, fino alla decisione definitiva.


Di solito, un bambino luo prende tre nomi. L'ultimo è quello del padre o della famiglia o del villaggio di appartenenza. Il primo nome è quasi sempre di origine cristiana o comunque occidentale. I nomi più in voga per le femmine sono Mercy, Faith e Vivian, mentre tra i bambini spopolano John, William e Samuel, per dirne alcuni. Talvolta, i genitori si fanno prendere dal personaggio del momento: Elvis Presley fa il pescatore a Sori; James Brown abita appena fuori l'ospedale; Bill Clinton è stato ricoverato con la malaria (e c'è stata pure una Monica Lewinsky); Churchill e Kennedy vivono nelle casette del Dala Kiye; un altro Kennedy fa il giardiniere alla missione; Equator e Land Cruiser sono nella lista delle famiglie sponsorizzate per il NHIF, l'assicurazione sanitaria. Di recente, ho perso il conto dei piccoli chiamati Barack, Obama o Michelle. Naturalmente, non mancano i bambini che hanno preso i nome dei religiosi camilliani: a Karungu c'è più di un Emilio, Mario, Alba (per Albano) e Alex. In questi ultimi anni, sono nati varie Lauren, Christine, Kayla, Amanda e Angela. E di sicuro nascerà qualche Emily, la nuova infermiera volontaria del CMMB che si ferma un anno a Karungu.

La scelta del nome crea anche momenti bizzarri: Kayla ha aiutato una famiglia di Otati. La mamma ha deciso, per ringraziarla, di chiamare la sua bimba come la giovane mzungu, salvando la piccola dal vedersi registrare come DotCom. Steve, un infermiere del SCMH e amico di Amanda, quando la moglie ha partorito un maschietto ha ovviato il problema chiamandolo Ailleo, che di Amanda è il cognome. Anche un mio amico voleva chiamare la sua bimba Zanella ma, papà perdonami, non mi sembrava il modo migliore di tramandare il nome di famiglia! E a proposito di famiglia, a Karungu ci sono anche un baby Paul e una baby Ann, come i miei genitori.
Nella tradizione luo, il nome più usato è il secondo, che indica il momento della giornata, le condizioni atmosferiche o la situazione particolare in cui il bimbo è nato. Di solito, il nome luo di un maschio comincia per "O", quello di una femmina per "A". I più comuni sono:

- Otieno/Atieno = nato di notte
[Otieno = Notte]

- Odiwuor/Adiwuor = nato a mezzanotte
[Odiwuor = Mezzanotte]

- Owuor/Awuor = nato tra mezzanotte e l'alba
[Wuor = Oscurità, buio]

- Omondi/Amondi = nato all'alba [5-6am] o prima del tempo previsto
[Mondo = presto, ma anche prima del tempo, in anticipo]

- Okinyi/Akinyi = nato dopo l'alba [6-10am]
[Okinyi = Mattino]

- Onyango/Anyango = nato di mattina [10am-12]
[Nyango = Prima parte del giorno, mattino]

- Ochieng/Achieng = nato quando il sole splende [12-4pm]
[Chieng = Sole]

- Odhiambo/Adhiambo = nato nel tardo pomeriggio, sera, dopo il tramonto [4-7pm]
[Odhiambo = Sera]

- Okoth/Akoth = nato nella stagione delle piogge, mentre pioveva
[Koth = Pioggia]

- Ooro/Aoro = nato nella stagione secca
[Oro = Secco, ventoso]

- Oluoch/Aluoch = nato in un giorno di nebbia, foschia
[Luoch = nebbioso]

- Odoyo/Adoyo = nato durante la preparazione dei campi
[Doyo = estirpare]

- Okomo/Akomo = nato in tempi prosperi/durante la semina
[Komo = seminare]
L'idea è che la semina è un momento positivo, in cui la famiglia spera di avere un buon raccolto e avere di che sfamare i propri figli.

- Okeyo/Akeyo = nato durante il raccolto
[Keyo = raccogliere]

- Okech/Akech = nato in tempi di carestia
[Kech = carestia]

- Opiyo/Apiyo = primo nato tra due gemelli
[Piyo = Primo, più veloce]

- Odongo/Adongo = secondo nato tra due gemelli
[Dong = Ultimo]
Oggiogiorno, alcune coppie non seguono questa tradizione in caso di parto gemellare, perchè è qualcosa legato al passato e non vogliono che il primo nato abbia maggiori diritti del fratello.

- Okello/Akello = nato dopo una coppia di gemelli
[Kelo = Nuova generazione]

- Ouma/Auma = nato podalico
[Uma = verso il basso]

- Owino/Awino = nato con il cordone ombelicale intorno al collo
[Wino = Corda]
Il nome viene usato anche quando un bambino nasce nel periodo in cui il grano è maturo e si vede la parte fibrosa della pannocchia, che può essere utilizzata per realizzare delle corde naturali.

- Odero/Adero = nato vicino al granaio
[Dero = Granaio]

- Ooko/Aoko = nato fuori dall porta, all'esterno
[Oko = Fuori, esterno]

- Okumu/Akumu = nato misteriosamente
[Kum = Punizione]
Il nome viene assegnato quando un bambino è concepito subito dopo la nascita del fratello. La tradizione impone, infatti, un periodo di astinenza dopo il parto. Se una donna rimane incinta subito, invece, significa che la coppia ha infranto le regole e quindi il bambino sarà una specie di punizione per la famiglia. E' considerata una nascita misteriosa perchè così vicina alla precedente da far pensare che la donna non abbia ricominciato ad avere il ciclo mestruale tra le due gravidanze.

- Owiti/Awiti = Gettato
[Wito = abbandonare, rifiutare]
Capita che la madre rifiuti in un primo momento un bambino nato da un parto molto difficile. Oppure che il bambino vengo abbandonato, per le più svariate ragione. Questo nome viene anche dato, però, a chi nasce dopo una serie di aborti o bambini morti in tenera età.

- Ochola/Achola = nato dopo la morte del padre
[Chola = nome di un rito]
In passato, in caso di morte del marito, dopo il funerale la moglie doveva trascorrere un periodo con i suoi genitori. Dopodichè, veniva sacrificata una mucca e la donna poteva tornare a casa, portando con sè parte della carne macellata.

- Obura/Abura = nato durante un funerale
[Bur = Buco, fossa]

Il mio nome luo è Akinyi, perchè sono nata alle 7 del mattino. E voi?

sabato 20 novembre 2010

Inside the community: Home Based Care

C'è un altro mondo. Ed è in questo, diceva Paul Eluard.
E' esattamente questa la sensazione che si ha incontrando la comunità di Karungu e dintorni. Un mondo a volte incomprensibile, altre affascinante, un mondo lontano e vicino, un mondo che offre sempre motivo di imparare, un mondo che a volte si vorrebbe cancellare. Un mondo, in ogni caso, degno di rispetto.
Una delle attività del St. Camillus M. Hospital è l'Home Based Care: l'ospedale ti viene direttamente a casa. Gli operatori sanitari lavorano con la comunità in diverse aree non troppo lontane dalla missione e visitano settimanalmente alcune famiglie. In particolare, l'idea dell'assistenza a domicilio è nata come servizio per le donne in gravidanza o con bambini piccoli, ma si estende anche alle altre famiglie in difficoltà o particolarmente povere.
Questa settimana ho accompagnato Irene, una delle nostre operatrici comunitarie, in una delle sue visite sulla zona collinare nei pressi di Lwanda, una manciata di chilometri da Karungu.
Come spesso accade, la vista sul lago Vittoria è spettacolare e il villaggio è circondato da un susseguirsi apparentemente infinito di verdi colline. Ma a parte ciò, la vita è dura da queste parti. Il lago sembra un miraggio irrangiungibile, ed è la principale fonte d'acqua. I fili della corrente elettrica rompono l'armonia del paesaggio, ma non saprei dire quante famiglie possono accedere al servizio. La strada è di terra e quando piove risalire la collina non dev'essere semplice.
Eppure, come spesso accade, la gente è ospitale e accogliente, sempre pronta a invitarti a casa e a raccontare la loro storia. A volte così inconsueta per chi non vive qui, da sembrare inventata come i nomi che userò. E invece sono semplici storie di vita quotidiana.
Abbiamo incontrato Mary, giovane sposa circondata da una decina di bambini. Solo metà sono suoi, gli altri sono i figli della co-wife, la seconda moglie del marito. Oggi non sono a casa: lui ha una moto e lavora come boda-boda, come "taxi" a Sori e dintorni, lei è andata al mercato a vendere i prodotti che coltivano nell'orto, lo shamba.
Mary è rimasta a casa con i bambini, di cui si prende cura come se fossero suoi. Un'allegra e colorata brigata di sorrisi divertiti. Ci racconta che si è sempre presa cura dei piccoli, perchè è la prima nata nella sua famiglia. E che lei e la co-wife vanno molto d'accordo, cosa che non sempre accade. Vorrebbe venire alla missione per sottoscrivere l'assicurazione sanitaria per lei e i bambini, ma non sa come portarli tutti a Karungu. Alcuni sono nati in ospedale, altri a casa, perchè le doglie sono arrivate improvvise e ha capito che avrebbe partorito a breve. "E partorire lungo il tragitto non mi sembrava l'idea migliore." Come darle torto?

In this picha: "Mary" and her children
With her, wearing a red t-shirt, Irene

Non lontano da Mary vive un'altra famiglia a cui Irene fa spesso visita. Ma oggi sono al mercato. I vicini di casa ci salutano e ci invitano a fare due chiacchiere. Sono una coppia di anziani che conoscono Irene e la sua attività e sono molto contenti di quello che fa al villaggio. I due sembrano molto affiatati; chiediamo da quanto tempo sono sposati e quanti figli hanno. John ci dice che non hanno figli e che vivono insieme da pochi anni. "Da quando è morto mio fratello". Carolyne, infatti, è la cognata di John. "Mio fratello aveva quattro mogli. Lui e due mogli sono morti. Le altre due le ho ereditate io. Ma ho anche una moglie che ho sposato quando ero giovane. Vive a pochi minuti da qui. Venite a conoscerla!" E così incontriamo Beatrice. Dal loro matrimonio sono nati otto figli. Sul numero dei nipoti c'è un pò di confusione, ma le due donne alla fine concordano su undici. Prima di andare, John ci chiede di fargli una foto insieme alle mogli. La terza non dev'essere molto apprezzata, e non ci viene presentata.

In this picha: "John" and his wives

Judy ha partorito due mesi fa, nella capanna alle sue spalle. Con lei ci sono altri due bambini, un maschietto di circa due anni e una femmina di circa sei. Judy non sa esattamente quando sono nati i suoi figli, e dopo qualche domanda per cercare di fare ordine tra le varie gravidanze, lasciamo stare. Anche Judy è una co-wife. L'altra moglie e il marito sono fuori per delle commissioni. Lei è rimasta a casa con la piccola, ma ha un grande aiuto dalla figlia maggiore. Quando arriviamo sta portando un fascio di rametti per il fuoco, e durante la nostra visita si occuperà più volte del fratellino. Non siamo riusciti a strapparle nemmeno un sorriso. Ma forse se dovessi farmi almeno cinque chilomentri a piedi ogni giorno per andare a scuola e al ritorno non sempre c'è da mangiare e mi devo prendere cura di mio fratello invece di andare a giocare, non avrei molto da ridere neppure io. Irene ha seguito Judy durante la gravidanza. La piccola dorme beata tra le sue braccia, mentre i fratelli si aggrappano alla gonna della mamma. Judy li segue di continuo con lo sguardo, anche mentre parla con noi.

In this picha: "Judy" and her baby

Il cognato di Judy ha "sposato" Molly. Molly ha sedici anni e un gran sorriso. Molly ha una qualche disabilità mentale. E aspetta un bambino. Molly è alla sua seconda gravidanza, il primo figlio non ce l'ha fatta. Irene verifica il libretto con gli appuntamenti e i controlli fatti in un vicino dispensario. Ci pensa la nonna di Molly ad accompagnarla, e probabilmente si occuperà anche del nipotino. Molly sorride sempre e a volte sembra perdersi in un altro mondo. Chissà se è migliore o peggiore di questo.

In this picha: "Molly"

mercoledì 10 novembre 2010

Outreach activity - MobileClinic@OtatiDepe

Per tre anni, due volte al mese, il St. Camillus M. Hospital ha organizzato una mobile clinic, offrendo i suoi servizi direttamente sul territorio. In particolare, abbiamo collaborato con il dispensario governativo di Otati, un villaggio dalla bellissima vista sul lago, in cima ad una collina, a circa 15km da Karungu. Ci si mette più di mezz'ora a raggiungere Otati, perchè la strada è pessima, e quando piove è pressochè impraticabile. A Otati la clinica mobile è composta da due infermiere della clinica prenatale dell'ospedale e da un consulente VCT. Il consulente offre informazioni e test gratuiti dell'HIV/AIDS a tutti coloro che lo richiedono. Ma l'attività principale è l'assistenza alle donne in gravidanza e la cura dei bambini sotto i 12 anni.
Ecco come funziona.

Le donne in gravidanza ricevono consulenza e assistenza da parte delle infermiere del St. Camillus M. Hospital. Tutte le pazienti ricevono un libriccino realizzato dal governo keniota con utili consigli sulla gestazione e sul post-partum. Le future mamme vengono accolte e istruite su come prendersi cura di sè e del proprio bambino in un momento così importante. Dopo la nascita, i bambini verranno inseriti in un apposito registro governativo.

Alle mamme viene proposto il test dell'HIV/AIDS. Se il test è positivo, le gestanti vengono riferite alla clinica per gli antiretrovirali dell'ospedale, in modo che possano cominciare la terapia. Inoltre, vengono inserite nel programma PMTCT [Prevention of Mother To Child Transmission = Prevenzione della Trasmissione da Mamma a Bambino] attraverso il quale si limita il contagio del virus dalla madre al piccolo. La trasmissione può avvenire durante la gravidanza, ma soprattutto durante il parto e, in seguito, durante l'allattamento. Con farmaci adatti, e in caso di parto ospedalizzato, si può ridurre di molto la possibilità che il neonato sia sieropositivo. Le mamme, inoltre, ricevono consulenza e supporto psicologico, durante la gestazione e anche nei primi mesi di vita del bambino, per essere preparate a gestire la situazione.

Tutte le mamme vengono visitate dalle infermiere del St. Camillus M. Hospital. Si controlla il peso, la pressione, il battito fetale e si verifica l'andamento della gravidanza attraverso la palpazione. Naturalmente non c'è l'ecografo a Otati. E alle mamme non interessa sapere se il bimbo sarà maschio o femmina. "L'importante è che sia sano", qui, non è solo un modo di dire. Le mamme ricevono quindi vitamine e altri farmaci utili a portare avanti la gravidanza nel modo migliore.

Il personale del dispensario di Otati, in particolare l'infermiere John e la carinissima volontaria Florence, visitano i bambini sotto i 12 anni e vaccinano quelli sotto i 5: la mobile clinic è un servizio per tutta la famiglia!

Dopo la visita, a mamme e bambini vengono offerti un pacchettino di biscotti e una confezione di latte. Da quando è stato introdotto questo "premio" finale, il numero dei pazienti è decisamente aumentato. Ci sono donne che camminano per chilometri per raggiungere Otati e ricevere assistenza e garantire ai propri figli quei 5 biscotti e quel mezzo litro di latte, anche se solo due volte al mese. La mobile clinic si svolge il venerdì, perchè è giorno di mercato. Molte mamme arrivano nel pomeriggio, perchè prima di venire alla visita devono lavorare nei campi, badare al bestiame, prepare il pranzo e sistemare la casa. Prima di rientrare, ne approfittano per fare la spesa al mercato, che comincia verso le 17. Sarà per via di tutte queste donne col pancione e bambini piccoli, ma il mercato di Otati è carico di allegria.

Ci vogliono sei mesi per sapere se un bambino nato da madre sieropositiva ha contratto o meno il virus. Ma ogni nuovo bimbo che nasce dopo che la mamma è stata seguita dalla mobile clinic, è un dono prezioso. Anche quando, come la ragazza a destra nella foto, si ha solo 16 anni. D'altronde, non è forse la migliore delle soddisfazioni la faccia paffuta e beata della bimba con i pantaloni verdi?
Io dico di sì. Decisamente, sì.