giovedì 30 aprile 2009

Let's go on holiday!

Tra pochi giorni si parte, per "Il Viaggio". Speremo ben. E poi comincia il countdown per l'Italia. Un pò di tempo a casa, finalmente parteciperò a qualche compleanno [di recente ho perso quella della mia mamma, di Lò, del Maro, oltre ai 15 anni di Eros+Mo e al battesimo del piccolo Marco!!!] e passerò un pò di tempo con voi. Nel frattempo, a Karungu continua il viavai di volontari e amici che si susseguono a farci compagnia: sono arrivati da una decina di giorni Giuseppe e Mariano, Roberto è partito da poco e un altro Roberto è tornato a trovarci, insieme a quella meraviglia di don Luciano. A maggio arriverà Giovanni, e poi Maria Teresa, per il [temporaneo] passaggio di testimone. Prima, però, andiamo in vacanza. Oriti ;)

martedì 21 aprile 2009

Just Married

Sabato 18 aprile, alla chiesa parrocchiale di Kiranda, sono convolate a nozze tre coppie che lavorano alla missione camilliana di Karungu:

Rhoda & Daniel

Irene & Frank

Emily & Richard

C O N G R A T U L A T I O N S !

lunedì 13 aprile 2009

A new learning experience

Ogni giorno il maestro Karungu mi insegna qualcosa. Non sempre sono una studente diligente, capita che mi ci voglia del tempo per assimilare il concetto. Altre volte ho bisogno di prendere ripetizioni. Per fortuna, il mio maestro ha pazienza, e non rinuncia a trasmettermi le sue lezioni.
Ho imparato, ad esempio, che non bisogna mai dare niente per scontato. Che ciò che a me sembra ovvio per molti non le è, e viceversa. Che la scala delle priorità è variabile. Che non bisogna mai dare giudizi affrettati, e che si deve sempre cercare di vedere le cose da un altro punto di vista. Si potrebbero scoprire scenari inesplorati, e capire che il problema stava semplicemente nel fatto che si guardava la situazione dalla direzione sbagliata.
Sabato sera siamo andati a Kiranda, nella chiesa parrocchiale, per la veglia di Pasqua. La messa è iniziata poco dopo le nove ed è finita dopo quattro ore di letture in dholuo, di parole ispirate di p. Jakob, di danze per festeggiare il Signore risorto. E di battesimi. Nella notte di Pasqua sono state battezzate un centinaio di persone, tra cui alcuni ragazzini del Dala Kiye. Li guardavo vestiti di bianco, ognuno a seconda del proprio stile e delle possibilità, tutti con la loro candelina in mano a illuminare il buio della chiesa.
In Italia una cerimonia come questa sarebbe impossibile. Siamo così presi dal voler affermare a qualsiasi costo la nostra individualità, che un battesimo collettivo non ci passa per la testa. Quando i bambini sono più di tre, già sembrano troppi. Eppure c'era qualcosa di impalpabilmente bello ed emozionante sabato sera. Qualcosa che ancora un pò mi sfugge. C'era il senso di appartenenza. Di condivisione. Ed essere in tanti non sminuiva il momento di ognuno. Lo moltiplicava. Un proverbio swahili dice: siamo perchè sono, sono perchè siamo. Non è una lezione facile, ma credo valga la pena di essere ascoltata.

Special thanks for this picha: "la me zia" Renata :)

domenica 12 aprile 2009

Happy Easter

Karungu, 05 aprile 2009. Domenica delle Palme.
Special thanks for this picha: Giuliano :)

"La nostra paura più profonda non è di non essere all'altezza. La nostra paura più profonda è di essere potenti oltre ogni limite. E' la nostra luce e non la nostra oscurità che ci spaventa di più. [...] Volare basso non serve a niente. Ritirarsi davanti agli altri perchè non si sentano minacciati non è la dimostrazione di un atteggiamento illuminato. Siamo tutti destinati a brillare come i bambini. [...] E quando lasciamo che la nostra luce brilli, senza esserne coscienti diamo agli altri la possibilità di fare la stessa cosa. Quando siamo liberi dalla nostra paura, la nostra presenza libera automaticamente gli altri." [Nelson Mandela, 1994]

BUONA PASQUA

venerdì 3 aprile 2009

Spritz Solidale

SABATO 04 APRILE 2009

DOPO la S. MESSA delle 19.00

a SAN GIACOMO di ROMANO d'EZZELINO (VI)

i Gruppi Giovanissimi della parrocchia vi aspettano
con panini, dolcetti e spritz!!!!

il ricavato andrà a favore del

NHIF

l'assicurazione sanitaria che in Kenya
permette cure mediche gratuite
ad una famiglia per soli 25€ al
l'anno

interverrà alla S. Messa padre Alessandro Viganò
camilliano in Italia dopo 14 anni di missione in Kenya

in parte spesi al St. Camillus M. Hospital di Karungu

Mercy: "Mmm.. Panini e dolcetti.."
Granton: "E lo spritz!!! Noi andiamo.. E tu?"

giovedì 2 aprile 2009

Un anno

E’ iniziata la stagione delle piogge. Oggi l’acqua non si è ancora vista, ma il cielo è grigio, l’aria è umida e fresca, il terreno un pantano, il lago scuro e calmo. La gente aspettava le piogge, perché se sei un contadino e coltivi un campo senza sistemi di irrigazione, la pioggia è una benedizione. Saranno contrariati i pescatori, che con questo cielo coperto l’omena fa fatica a seccarsi. Pole [I'm sorry].
Anche un anno fa pioveva ad aprile, nonostante sia stata una stagione delle piogge bislacca, che si è limitata a bagnare la terra senza nutrirla davvero.
Un anno fa. A volte ripenso a quell’Angi che un anno fa partiva da San Zeno con il suo carico di paure e speranze, le idee confuse e i grandi ideali. La rivedo e l’abbraccio con tenerezza, mi sembra un’altra e in fondo sempre la stessa.
Doveva essere solo un anno. Promesso. Ma non ci credeva quasi nessuno. Forse l’ultima ad accorgersene sono stata proprio io, che continuavo a nascondermi dietro alla certezza delle date, io che con le cifre non ci sono mai andata troppo d’accordo. La matematica, le scienze esatte, non fanno per me.
Eppure bisogna far quadrare i conti. I rapporti attività si fanno con i numeri. Ma le attività e i progetti si fanno con le persone. Ne ho incontrate molte, in un anno. Ognuno mi ha insegnato qualcosa, nel bene e nel male, e ognuno mi ha portato a diventare quella che sono. Ho ricevuto delusioni disarmanti, di ogni colore e nazionalità, così come le migliori soddisfazioni, del resto.
Ho visto la mia fede vacillare. Mi sono chiesta come poteva dormire, dopo aver visto certo dolore. Come poteva permetterlo, se è vero che c’è. Io credo, ciononostante, che un Dio ci sia, e sia capace di cose grandi. Sono gli uomini, talvolta, a essere piccoli e meschini. Altre volte, invece, ti sorprendono come un dolce miracolo, come un fiore che sboccia in un blocco di cemento. Non te lo aspetti, e forse anche per questo ti appare bellissimo.
Ho ascoltato stucchevoli parole vuote che costruivano fragili castelli di carte malandate, pronti a cadere al primo soffio di vento. Ma ho incontrato anche persone che credono davvero nel proprio lavoro, che non hanno paura di andare incontro all’altro, che sanno essere se stessi e affrontano ogni cosa con un sorriso disarmante e sincero.
Ho imparato che non è il ruolo che ricopri a darti valore, non è l’età, il colore, il sesso, quanti soldi guadagni o quanti titoli hai da mostrare nel tuo curriculum. Conta chi sei tu, e tutto il resto è solo un vestito che non sempre ti sta bene.
Ho capito tante cose che la mia mamma mi diceva e io facevo sì con la testa ma non l’ascoltavo davvero. In questo primo anno d’Africa è cresciuta la mia ammirazione per lei. E il mio affetto. Per la mia mamma, il mio papà, la mia famiglia. Quando ce l’hai vicina tante cose ti sfuggono. E invece a volte si cerca lontano la felicità e non ci si accorge di cosa si può avere a portata di mano. E di mignolo.
Ho perso alcuni contatti lungo la via, ma le persone a cui tengo davvero sono rimaste e il loro bene è sempre più prezioso. Senza parlare delle nuove amicizie nate in questo primo anno. Anche per questo devo ringraziare Karungu e questo Paese, che sa spaccarti il cuore e ricucirlo come vuole, così che, nonostante tutto, tu non possa non amarlo.
Sono tornata in Kenya per la terza volta per saldare il debito, ma ricevo sempre più di quanto riesca a dare. Grazie. Grazie a chi ci mette la testa e l’amore, grazie ad ogni manina che ha stretto le mie dita, ad ogni sguardo d’intesa che ha incrociato il mio, ad ogni sorriso che si è preso un pezzetto di me, donandomi un pezzetto di sé.

Special thanks for this picha: Andrea :)

giovedì 26 marzo 2009

[...]

Martedì è morto Marco Formigoni. Lo conoscevo appena: un sorriso, qualche parola, forse un paio di colazioni assieme in via Meravigli. Ma conoscevo il suo lavoro di giornalista. Ieri ho riletto un suo articolo. Eccolo.

[...]Sono un papà preoccupato. Mio figlio ha 10 anni da pochi giorni. Sono preoccupato come tanti padri per quello che potrebbe succedergli quando tra qualche anno uscirà la sera; l’alcool, la droga, l’auto. Quando torni? Stai attento, non fare stupidaggini. Ti fidi, è tuo figlio…Non puoi mica rinchiuderlo perché hai paura. Ma se diventare grandi non è facile, vederli crescere fa anche un po’ paura.
Ma oggi sono preoccupato perché il mio ragazzo ha la pelle scura.
Guardo le foto di Abdul Guiebre sui giornali e gli occhi si spostano su quelle di mio figlio, qui sulla mia scrivania. Come sarà tra 5 o 6 anni? Ma soprattutto cosa avranno già sentito le sue orecchie? Comincia a succedere già oggi. Quest’estate in spiaggia, mentre lui giocava con altri bambini, un signore scocciato gli ha detto negro di merda. Ha fatto finta di non sentirlo; ma solo finta, perché poi me ne ha parlato e mi ha detto che ha pensato che quel signore fosse uno stupido ignorante. La cosa che mi ha fatto più male è che ho capito che si sta abituando alla stupidità, all’ignoranza. La prima volta che era successo che qualcuno lo apostrofasse con riferimenti al suo colore era stato un bambino: “Sei marrone come la cacca”. Erano stati pianti e lacrime. Qualche anno prima un tale l’aveva chiamato Bin Laden, ma per lui appena arrivato dal Brasile era una delle tante cose nuove e incomprensibili che gli stavano capitando per la prima volta, come la neve, gli spaghetti e o mia bela madunina.
Stasera tornerò a casa e gli racconterò di Abdul, leggeremo insieme il giornale e cercherò di spiegargli che cosa è successo. Ma non sono tanto sicuro di riuscirci. Perché dovrei dirgli che oggi ci sono persone che hanno paura di quelli con la pelle scura come la sua. Ma la colpa, amore mio, non è del colore della pelle, piuttosto di quello che quelle persone hanno nella testa e nel cuore. E a quelle persone bisogna spiegare che il colore della pelle non c’entra. [...]

Marco Formigoni, 15/09/08