giovedì 2 aprile 2009

Un anno

E’ iniziata la stagione delle piogge. Oggi l’acqua non si è ancora vista, ma il cielo è grigio, l’aria è umida e fresca, il terreno un pantano, il lago scuro e calmo. La gente aspettava le piogge, perché se sei un contadino e coltivi un campo senza sistemi di irrigazione, la pioggia è una benedizione. Saranno contrariati i pescatori, che con questo cielo coperto l’omena fa fatica a seccarsi. Pole [I'm sorry].
Anche un anno fa pioveva ad aprile, nonostante sia stata una stagione delle piogge bislacca, che si è limitata a bagnare la terra senza nutrirla davvero.
Un anno fa. A volte ripenso a quell’Angi che un anno fa partiva da San Zeno con il suo carico di paure e speranze, le idee confuse e i grandi ideali. La rivedo e l’abbraccio con tenerezza, mi sembra un’altra e in fondo sempre la stessa.
Doveva essere solo un anno. Promesso. Ma non ci credeva quasi nessuno. Forse l’ultima ad accorgersene sono stata proprio io, che continuavo a nascondermi dietro alla certezza delle date, io che con le cifre non ci sono mai andata troppo d’accordo. La matematica, le scienze esatte, non fanno per me.
Eppure bisogna far quadrare i conti. I rapporti attività si fanno con i numeri. Ma le attività e i progetti si fanno con le persone. Ne ho incontrate molte, in un anno. Ognuno mi ha insegnato qualcosa, nel bene e nel male, e ognuno mi ha portato a diventare quella che sono. Ho ricevuto delusioni disarmanti, di ogni colore e nazionalità, così come le migliori soddisfazioni, del resto.
Ho visto la mia fede vacillare. Mi sono chiesta come poteva dormire, dopo aver visto certo dolore. Come poteva permetterlo, se è vero che c’è. Io credo, ciononostante, che un Dio ci sia, e sia capace di cose grandi. Sono gli uomini, talvolta, a essere piccoli e meschini. Altre volte, invece, ti sorprendono come un dolce miracolo, come un fiore che sboccia in un blocco di cemento. Non te lo aspetti, e forse anche per questo ti appare bellissimo.
Ho ascoltato stucchevoli parole vuote che costruivano fragili castelli di carte malandate, pronti a cadere al primo soffio di vento. Ma ho incontrato anche persone che credono davvero nel proprio lavoro, che non hanno paura di andare incontro all’altro, che sanno essere se stessi e affrontano ogni cosa con un sorriso disarmante e sincero.
Ho imparato che non è il ruolo che ricopri a darti valore, non è l’età, il colore, il sesso, quanti soldi guadagni o quanti titoli hai da mostrare nel tuo curriculum. Conta chi sei tu, e tutto il resto è solo un vestito che non sempre ti sta bene.
Ho capito tante cose che la mia mamma mi diceva e io facevo sì con la testa ma non l’ascoltavo davvero. In questo primo anno d’Africa è cresciuta la mia ammirazione per lei. E il mio affetto. Per la mia mamma, il mio papà, la mia famiglia. Quando ce l’hai vicina tante cose ti sfuggono. E invece a volte si cerca lontano la felicità e non ci si accorge di cosa si può avere a portata di mano. E di mignolo.
Ho perso alcuni contatti lungo la via, ma le persone a cui tengo davvero sono rimaste e il loro bene è sempre più prezioso. Senza parlare delle nuove amicizie nate in questo primo anno. Anche per questo devo ringraziare Karungu e questo Paese, che sa spaccarti il cuore e ricucirlo come vuole, così che, nonostante tutto, tu non possa non amarlo.
Sono tornata in Kenya per la terza volta per saldare il debito, ma ricevo sempre più di quanto riesca a dare. Grazie. Grazie a chi ci mette la testa e l’amore, grazie ad ogni manina che ha stretto le mie dita, ad ogni sguardo d’intesa che ha incrociato il mio, ad ogni sorriso che si è preso un pezzetto di me, donandomi un pezzetto di sé.

Special thanks for this picha: Andrea :)

2 commenti:

alex ha detto...

veramente un anno speciale.....

un cammino nel vero senso della parola che ha lasciato un segno....

che porterà a nuove esperienze,a guardare la realtà e vivere le relazioni in modo diverso...

hai ricevuto tanto......puoi ridonare tanto
alex

GIANPAOLO GIVONETTI ha detto...

GRAZIE PER LE BELLE PAROLE E PER TUTTO QUELLO CHE FAI...