martedì 4 maggio 2010

The rainy season

In this picha:
the "road" in front of Dala Kiye

In this picha: boda boda

In this picha:
some men pull out a lorry from the mud


In this picha: a muddy piki piki

E insomma piove. A sece raverse, come si suol dire. E, lo so, siamo nella stagione delle grandi piogge, per cui niente di strano. Ma la scorsa settimana ha piovuto davvero parecchio, e nel weekend non smetteva un attimo. Di buono c'è che le donne di Karungu non devono più farsi chilometri a piedi giorno dopo giorno per andare a prendere l'acqua dal lago. Basta mettere un secchio fuori casa ed è fatta. E i contadini saranno lieti di non doversi sbizzarrire per trovare un modo efficace di irrigare i campi. Ma, per il resto, la rainy season porta solo un gran scompiglio.
Chi ha bisogno delle cure dell'ospedale ci mette un tempo indefinito a raggiungere il St. Camillus, le donne che devono partorire ci pensano due volte e molte scelgono di far nascere il piccolo nella capanna: in bocca al lupo ai tanti Okoth e Akoth (koth = nato mentre pioveva, O se è maschio, A se è femmina) che faranno il loro ingresso nel mondo sotto una cascata d'acqua fresca. Karibuni!
Ad aprile la scuola keniota è chiusa: pioggia + strade impraticabili + pressochè niente da fare a casa = tra qualche mese la clinica prenatale accoglierà tante nuove future mamme, molte delle quali sotto i 16 anni.
Come un artista preso dallo schiribizzo della creatività, la pioggia fa e disfa le strade come le pare e piace, trasformando Karungu in una grande stazione termale a cielo aperto con fango praticamente ovunque e nessun effetto benefico se ci scivoli dentro, tranne suscitare gli applausi divertiti di chi assiste al simpatico diversivo. Perchè l'importante, nella vita, è cercare sempre il lato positivo della faccenda, anche se per trovarlo devi zigzagare nel pantano.

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